La stabilità e la competitività di una Nazione non si basa solo sul PIL, erroneamente preso in considerazione come indice di ricchezza dei cittadini. In realtà, oltre alla produzione interna, è di fondamentale importanza studiare e capire come avviene la produzione, di cosa ha bisogno, a quali rischi è esposta in ambito internazionale. Con l’avvento della globalizzazione e l’apertura dei mercati, c’è stato un boom di opportunità senza precedenti ma, questa apertura nascondeva un’insidia: siamo interdipendenti.
L’avvento delle nuove tecnologie ha accorciato i tempi di produzione e le distanze, ha migliorato la distribuzione capillare di beni e servizi senza ombra di dubbio. Di conseguenza, in base alla propria storia e posizione geografica, ogni Nazione ha deciso di specializzarsi in un qualcosa e prendere il resto dal mercato. Questo vale, in particolar modo, sia per il settore agrifood che per i minerali critici. Una Nazione che non produce più beni di prima necessità è una società vulnerabile e dipendente dagli assetti geopolitici oltre che di mercato. Il grano, il latte, la carne, il pesce, sono beni di prima necessità che stanno alla base di ogni alimentazione.
Le catene di valore e cioè come queste materie prime vengono prodotte (trasformazione, distribuzione e vendita), generano indotto anche al di fuori del settore di competenza e, cosa molto importante, rendono indipendente un settore dalle fluttuazioni di prezzi del mercato. Proteggere questo tipo di catena di valore significa capire quanto capitale umano si ha a disposizione, il quantitativo della produzione, eventuali scorte immagazzinate. Stesso discorso per i minerali critici.
L’intelligenza artificiale ha richiesto una sovraproduzione di materie prime come il silicio e ne richiederà ancora di più in futuro. Saper sviluppare software e hardware alternativo risulterà cruciale per restare competitivi. La catena di valore dei minerali critici è diversa rispetto a quella dell’agrifood. In questo caso, ci sono sia catene di valore specializzate ad estrarre o produrre sinteticamente una data materia prima ma anche la ricchezza del sottosuolo gioca un ruolo importante. Ad oggi, l’estrazione di materiali critici è concentrata in aree specifiche come. Australia (litio), Cina (grafite e terre rare), Cile (rame e litio), Indonesia (nichel) e Sudafrica (platino). In questo contesto operano poche industrie minerarie che creano spesso mercati oligopolistici e controllano la produzione e il commercio globale. Di conseguenza, l’approvvigionamento diventa costoso per le aziende che trasformano e mettono in vendita un dato prodotto.
La trasformazione energetica non fa altro che impattare su queste catene di valore in modo significativo. I rischi che derivano da questo quadro sono: la manipolazione dei prezzi che potrebbe limitare l’offerta attraverso quote di produzione o di esportazione per far salire i prezzi e che renderebbe più costosa una determinata tecnologia, interruzioni di approvvigionamento per esercitare un’influenza geopolitica strategica su paesi che dipendono fortemente da un certo bene o metallo critico e infine gli accordi commerciali esclusivi concentrando il proprio potere di mercato. Difendere le catene di valore significa accrescere la propria competitività in ambito internazionale, adattarsi continuamente a nuovi contesti e non subire in maniera passiva gli shock del mercato o nuovi assetti geopolitici. Per quanto riguarda il settore agrifood, in questi ultimi tempi, è nata la bioeconomia che comprende una serie di attività economiche che utilizzano risorse biologiche rinnovabili per produrre cibo, mangimi, energia e servizi.
Tutto questo è nato da un cambiamento nei modelli socioeconomici, fondati sui conetti di ottimizzazione, riuso, recupero e riciclo. Ovviamente può essere generalizzato a tutte le catene di valore. Più in generale, per ridurre i rischi ed essere competitivi, bisogna concentrarsi su strategie di ampio respiro come la diversificazione dell’approvvigionamento che comprende nuove miniere, nuovi metodi di raffinazione e sostenere l’estrazione e la lavorazione nei paesi in via di sviluppo. L’innovazione tecnologica e quindi investire in ricerca e sviluppo per trovare materiali alternativi per ridurre la dipendenza da quelli critici. Ed infine, le cooperazioni strategiche sono un segnale di attivismo internazionale e credibilità per cercare di ridurre il rischio sistemico e quindi non solo nazionale attraverso partenariati specifici per condividere costi e rischi e la legislazione comunitaria.
Articolo del Dottor De Petris