La rilevanza strategica della Grecia deriva dalla combinazione di quattro fattori: posizione geografica, appartenenza alle strutture euro-atlantiche, disponibilità di infrastrutture militari ed energetiche e capacità di mantenere relazioni con attori appartenenti a sistemi regionali differenti.
Atene non dispone delle risorse economiche, demografiche e militari necessarie per esercitare un’egemonia nel Mediterraneo orientale. Svolge, invece, una funzione di raccordo: collega il fianco sud-orientale della NATO con i Balcani, il Mar Nero, il Medio Oriente e le rotte commerciali provenienti da Suez.
Questa funzione non dipende esclusivamente dalla geografia. Il valore strategico del Paese è determinato dalla capacità di trasformare la propria posizione in accesso operativo, continuità logistica, infrastrutture utilizzabili dagli alleati e relazioni diplomatiche regionali.
La Grecia occupa il punto di contatto tra penisola balcanica, Mediterraneo orientale e bacino egeo. Il suo territorio comprende una rete di isole, porti, aeroporti e installazioni militari distribuita lungo le principali direttrici che collegano Europa, Medio Oriente e Nord Africa.
Questa configurazione consente al Paese di offrire profondità operativa e ridondanza infrastrutturale. In caso di interruzioni, crisi regionali o limitazioni lungo una singola direttrice, il territorio greco può mettere a disposizione rotte, basi e punti logistici alternativi.
La guerra in Ucraina ha aumentato il valore delle infrastrutture della Grecia settentrionale per i collegamenti verso i Balcani e il fianco orientale della NATO. Parallelamente, l’instabilità nel Levante e nel Mar Rosso ha accresciuto l’importanza dei porti e degli aeroporti greci per le operazioni nel Mediterraneo.
La Grecia si colloca quindi all’interno di più spazi strategici contemporaneamente: è un Paese balcanico, mediterraneo, europeo e atlantico. La sua funzione dipende dalla possibilità di collegare questi diversi livelli, più che dalla capacità di dominarne uno.
La partecipazione della Grecia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2025-2026 ha ampliato la capacità diplomatica del Paese. Atene è stata eletta con il sostegno di 182 Stati e ha indicato tra le proprie priorità la soluzione pacifica delle controversie, il rispetto del diritto internazionale, la sicurezza marittima, la protezione dei civili e il rapporto tra clima e sicurezza.
La presidenza greca del Consiglio di sicurezza nel maggio 2025 ha concentrato l’attenzione sulla protezione dei civili nei conflitti armati. Nel giugno 2026 Atene ha inoltre promosso una riunione straordinaria sulla situazione umanitaria a Gaza.
Queste iniziative non rendono la Grecia un attore neutrale. Il Paese mantiene posizioni definite sull’Ucraina, su Cipro, sul conflitto israelo-palestinese, sulla delimitazione delle aree marittime e sull’applicazione del diritto del mare. Il suo spazio diplomatico deriva piuttosto dalla combinazione tra appartenenza occidentale e mantenimento di rapporti con Israele, Egitto, monarchie del Golfo, Giordania e attori libici.
La stessa logica riguarda i Balcani occidentali. La Grecia sostiene l’integrazione europea della regione perché questa riduce la presenza di aree politicamente instabili lungo i propri confini settentrionali, limita l’espansione di influenze esterne e rafforza il ruolo economico di Salonicco e della Grecia settentrionale.
La presidenza greca del Consiglio dell’Unione europea, prevista tra luglio e dicembre 2027, offrirà ad Atene uno strumento istituzionale per inserire l’allargamento, la sicurezza mediterranea e la connettività regionale nell’agenda europea. La Grecia partecipa già al programma comune delle presidenze di Irlanda, Lituania e Grecia, articolato intorno a sicurezza, competitività e tutela delle istituzioni democratiche.
Nel 2026 la NATO stima che la Grecia destinerà alla difesa il 3,65% del prodotto interno lordo. Si tratta del quinto valore più elevato tra i membri dell’Alleanza, dopo Estonia, Lituania, Lettonia e Polonia.
Il livello della spesa indica la priorità attribuita alla difesa, ma non misura autonomamente l’efficacia militare. La capacità operativa dipende anche da disponibilità dei mezzi, munizioni, manutenzione, addestramento, personale, sistemi di comando, intelligence, difesa informatica e interoperabilità con gli alleati.
La pianificazione greca per il periodo 2025-2036 comprende l’acquisizione degli F-35, l’ammodernamento degli F-16, il rafforzamento della difesa aerea e anti-drone, il rinnovo delle unità navali, l’impiego di satelliti e lo sviluppo di sistemi senza pilota.
Il piano costituisce un quadro pluriennale e non coincide con l’immediata disponibilità di tutte le capacità previste. Il Ministero della Difesa greco ha precisato che la pianificazione individua categorie di intervento e ipotesi operative, mentre i singoli programmi devono essere sottoposti a procedure e autorizzazioni separate.
L’indicatore centrale non è quindi soltanto il volume degli stanziamenti, ma la loro trasformazione in prontezza operativa. La modernizzazione produrrà effetti strategici nella misura in cui le nuove piattaforme potranno essere impiegate, integrate e sostenute nel tempo.
La cooperazione con la Francia ha rafforzato la componente navale e aerea della politica di difesa greca. L’accordo strategico bilaterale comprende una clausola di assistenza reciproca e si accompagna all’acquisizione di aerei Rafale, fregate FDI e sistemi missilistici.
La relazione non riguarda esclusivamente la disponibilità di nuovi armamenti. Assume rilievo anche il coinvolgimento dell’industria greca nelle catene di fornitura, nella manutenzione, nella produzione di componenti e nell’acquisizione di competenze tecnologiche. La ricaduta strategica dipende pertanto dal contenuto industriale nazionale e dal trasferimento di capacità, oltre che dal valore finanziario dei contratti.
Il rapporto con gli Stati Uniti svolge una funzione differente. Il Mutual Defense Cooperation Agreement ha consolidato una rete di installazioni e accessi che comprende Souda, Larissa, Stefanovikio e Alexandroupolis.
Souda costituisce un punto di supporto per le operazioni navali e aeree nel Mediterraneo. Alexandroupolis collega invece il sistema portuale greco alle direttrici terrestri dirette verso Bulgaria, Romania e fianco orientale della NATO, riducendo la dipendenza dagli stretti controllati dalla Turchia.
La Grecia assume così il ruolo di Paese ospitante, logistico e operativo. Tale funzione aumenta il suo peso nelle relazioni con Washington, ma comporta anche esposizione alle crisi regionali e dipendenza dalla continuità degli impegni statunitensi.
La Turchia rimane la principale variabile della politica di sicurezza greca. Le relazioni bilaterali alternano fasi di dialogo, cooperazione pratica e tensione, senza che siano state risolte le divergenze strutturali.
I principali contenziosi riguardano l’estensione delle acque territoriali, la delimitazione della piattaforma continentale e delle zone economiche esclusive, lo spazio aereo, lo status di alcune isole, la questione cipriota e gli effetti del memorandum marittimo firmato nel 2019 tra Turchia e governo libico di Tripoli.
La Grecia considera il diritto internazionale del mare il riferimento per la delimitazione delle aree marittime. La Turchia non ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, pur restando soggetta alle norme consuetudinarie applicabili.
La postura greca combina quindi due strumenti. Il primo è la deterrenza, sostenuta dalla modernizzazione militare e dalle partnership con Francia e Stati Uniti. Il secondo è il mantenimento di canali diplomatici e militari destinati a ridurre il rischio di incidenti e di escalation non intenzionale.
La stabilità del Mediterraneo orientale resta perciò condizionata dalla gestione delle divergenze greco-turche. La riduzione della tensione non equivale alla soluzione dei contenziosi, ma limita il rischio che le dispute giuridiche e territoriali si traducano in crisi operative.
La Libia incide sulla posizione greca attraverso quattro dossier: delimitazione delle aree marittime, migrazioni, risorse energetiche e presenza di attori esterni.
Nel 2026 Atene ha proseguito i colloqui tecnici con il governo di Tripoli sulla delimitazione della zona economica esclusiva, mantenendo contemporaneamente rapporti con le autorità della Libia orientale. La strategia consente alla Grecia di operare nei confronti di entrambe le principali componenti del sistema libico.
La frammentazione istituzionale della Libia limita tuttavia la stabilità degli accordi. Un’intesa raggiunta con una delle parti può essere contestata dall’altra o modificata in seguito a un cambiamento degli equilibri politici interni.
Cipro costituisce un ulteriore elemento strutturale. La divisione dell’isola, la presenza militare turca nella parte settentrionale e l’assenza di una soluzione politica influenzano direttamente le relazioni tra Grecia, Turchia e Unione europea.
Le crisi mediorientali producono invece conseguenze immediate sulla Grecia attraverso l’andamento dei prezzi energetici, le deviazioni delle rotte marittime, i flussi migratori e la sicurezza delle navi commerciali.
I rapporti con Israele, Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar ampliano la capacità di interlocuzione di Atene. La Grecia può offrire infrastrutture, assistenza logistica, collegamenti con l’Unione europea e accesso al sistema euro-atlantico. Tale funzione richiede però il mantenimento di relazioni differenziate con attori che presentano interessi regionali non sempre convergenti.
La dimensione energetica contribuisce alla funzione strategica della Grecia. Il terminale di gas naturale liquefatto di Revithoussa, il terminale galleggiante di Alexandroupolis, il gasdotto transadriatico e l’interconnettore Grecia-Bulgaria collegano il Mediterraneo orientale e il Caucaso ai mercati dell’Europa sud-orientale.
L’interconnettore Grecia-Bulgaria permette al gas proveniente dal Corridoio meridionale e dai terminali greci di raggiungere la Bulgaria e, attraverso le reti regionali, altri mercati dell’Europa centrale e balcanica.
Il ruolo energetico della Grecia non consiste nella produzione di quantità sufficienti a determinare da sola gli equilibri europei. Deriva dalla possibilità di offrire infrastrutture alternative, diversificare fornitori e rotte e collegare terminali marittimi con reti terrestri regionali.
Anche i progetti di interconnessione elettrica con Cipro, Israele ed Egitto rispondono alla stessa logica. Atene mira a diventare un punto di ingresso per elettricità e risorse energetiche provenienti dal Mediterraneo orientale e dal Nord Africa, da trasferire successivamente verso i mercati europei.
Questa funzione dipende dalla realizzazione materiale dei progetti, dalla loro sostenibilità economica e dalla stabilità delle aree marittime attraversate. Le dispute sulle zone economiche esclusive possono quindi rallentare o modificare i tracciati delle infrastrutture.
La crescita del valore strategico delle infrastrutture greche produce anche un aumento della loro esposizione. Porti, terminali LNG, ferrovie, aeroporti, data center, interconnettori elettrici, satelliti e cavi sottomarini possono essere oggetto di sabotaggio, intrusioni informatiche, interferenze elettroniche, disinformazione o coercizione economica.
La protezione di tali asset richiede il coordinamento tra forze armate, intelligence, autorità portuali, gestori energetici, operatori delle telecomunicazioni e imprese private.
La sicurezza nazionale comprende quindi anche continuità operativa, capacità di ripristino, controllo degli investimenti esteri e protezione delle catene di approvvigionamento. La distinzione tra infrastruttura civile e militare diventa meno netta, poiché porti, reti ferroviarie, sistemi satellitari e collegamenti energetici possono svolgere funzioni duali.
Nell’ambito degli impegni NATO, una parte delle risorse può essere destinata a infrastrutture, innovazione, preparazione civile e base industriale. L’efficacia di tali investimenti dipenderà dalla loro utilità operativa e dalla possibilità di misurarne gli effetti sulla resilienza del sistema nazionale e alleato.
La Grecia rafforza la propria posizione inserendo le priorità nazionali all’interno delle politiche dell’Unione europea e della NATO. Sicurezza energetica, sorveglianza marittima, protezione dei cavi, stabilità balcanica e gestione delle frontiere costituiscono interessi condivisi con altri Stati membri.
Il rapporto con l’Italia presenta complementarità strutturali. Entrambi i Paesi dipendono dalla sicurezza delle rotte provenienti da Suez, dispongono di industrie navali, gestiscono porti centrali per il commercio europeo e sono coinvolti nelle dinamiche dell’Adriatico, dello Ionio e dei Balcani.
Gli ambiti di cooperazione comprendono cantieristica, manutenzione navale, sorveglianza marittima, protezione civile, infrastrutture energetiche, tecnologie dual-use e interoperabilità delle forze armate.
Il valore strategico della cooperazione dipende dalla presenza di programmi concreti: sistemi compatibili, logistica condivisa, scambio informativo, manutenzione congiunta e partecipazione delle rispettive industrie. In assenza di questa componente operativa, la cooperazione rimane prevalentemente diplomatica.
Il patrimonio storico, la diaspora, la Chiesa ortodossa, la marina mercantile, il turismo e il sistema universitario costituiscono strumenti di influenza esterna.
La loro utilità strategica emerge quando vengono collegati a politiche contemporanee: tutela del patrimonio culturale, diplomazia climatica, sicurezza delle isole, formazione nei Balcani, cooperazione universitaria e protezione della navigazione.
La marina mercantile assume un rilievo particolare. La presenza greca nel trasporto marittimo globale offre al Paese conoscenze, reti economiche e capacità di interlocuzione in materia di sicurezza delle rotte e regolamentazione navale.
L’efficacia del soft power dipende anche dalla qualità delle istituzioni interne. Capacità amministrativa, trasparenza degli appalti, Stato di diritto, gestione delle frontiere e protezione delle infrastrutture incidono sulla reputazione internazionale e sull’affidabilità del Paese come partner.
Nel sistema mediterraneo la Grecia può essere definita una potenza media di raccordo. Il suo peso non deriva da una singola risorsa, ma dall’integrazione di geografia, alleanze, capacità militari, infrastrutture e relazioni regionali.
Atene svolge contemporaneamente diverse funzioni:
La sostenibilità di questo ruolo dipenderà dalla trasformazione della spesa militare in prontezza operativa, dalla protezione delle infrastrutture critiche, dalla gestione delle relazioni con la Turchia e dalla capacità di evitare un’eccessiva dipendenza da singoli partner esterni.
La Grecia non controlla autonomamente gli equilibri del Mediterraneo orientale. Occupa tuttavia una posizione che consente di influenzare accessi, collegamenti, infrastrutture e iniziative diplomatiche. È questa funzione di connessione, più che una capacità egemonica, a definirne l’attuale rilevanza strategica.