Torna alle news di Delta

Perché è una buona idea chiedere la cittadinanza britannica appena possibile

cittadinanza britannica

Il governo britannico ha dichiarato di voler rendere più difficile il percorso di ottenimento della cittadinanza britannica. Questo attraverso l'introduzione di un sistema a punti basato sul principio della residenza e della cittadinanza “guadagnate”.

In cosa consiste il piano del governo?

Si tratta di una proposta volta ad allineare l’ottenimento della cittadinanza ai requisiti che si vorrebbero introdurre anche per l’ottenimento dell’Indefinite Leave to Remain (ILR) cioè il diritto di vivere e lavorare in UK a tempo indeterminato.

Ottenere la residenza permanente nel Regno Unito rappresenta da sempre un passaggio fondamentale per chi desidera costruire qui il futuro, per sé e per la propria famiglia, poiché garantisce tutele, diritti e stabilità. Con le nuove proposte, tuttavia, il cammino verso l’ILR si prospetta più lungo, più rigoroso e con criteri più stringenti, che passerebbero attraverso un sistema a punti ed il nuovo concetto di “Earned settlement”.

La riforma più significativa, in relazione alla residenza “guadagnata”(Earned), riguarderebbe l’aumento del periodo di residenza continuativa necessario ad ottenerla: da cinque anni (come è attualmente) lo standard passerebbe a dieci anni, con possibili sconti per chi contribuisce maggiormente all’economia (percettori di redditi elevati) ed alla vita sociale (quali il volontariato) ed ha un elevato livello di inglese, ed al contrario un incremento dei tempi necessari (fino al caso limite di 30 anni) per chi, tra l’altro, faccia o abbia fatto ricorso a fondi pubblici, sia stato sponsorizzato per un ruolo inferiore a RQF6, cioè alla laurea (e la proposta cita espressamente coloro i quali lavorano nel health and care system, per i quali la soglia salirebbe a 15 anni) abbia condanne penali, sia entrato illegalmente nel Paese.

La proposta di modificare i requisiti per l’ILR ha trovato una certa eco di stampa, anche perché a fine novembre il governo ne ha resi noti i dettagli ed avviato una consultazione pubblica sul tema, con l’obiettivo dichiarato di voler ridurre i numeri dell’immigrazione. Non così pubblicizzate, invece, le modifiche al percorso di ottenimento della cittadinanza, che pure nelle intenzioni governative seguirebbero quelle sulla residenza.

A chi si applicherebbe l’ “Earned Settlement”?

Partiamo da chi ne è escluso: le modifiche non si applicherebbero a chi ha già una forma di ILR, e soprattutto non si applicheranno a chi ha ottenuto pre-settled o settled status nell’ambito dell’EU Settlement Scheme (EUSS). Come chiarisce il testo della consultazione: “In linea con gli obblighi del Regno Unito previsti dall’accordo di recesso, lo status ottenuto nell’ambito dell’EU Settlement Scheme è escluso da questa consultazione e dalle riforme pianificate.”

Chi ha quindi già ottenuto una forma di diritto di residenza ai sensi dell’Accordo di Recesso UE-Regno Unito (pre-settled o settled status) è, almeno per ora, del tutto al riparo dalle nuove misure relative alla residenza permanente e dai requisiti per acquisirla/mantenerla.

Ricordiamo però che ci sono anche tanti italiani che sono entrati o entreranno in UK, per vivere e lavorare nel Paese, in un momento successivo alla Brexit (a partire dall’1 gennaio 2021) grazie ad un visto (tipicamente uno skilled worker visa): tutti costoro sono invece potenzialmente interessati dalle riforme proposte. Se ne hanno i requisiti, dovrebbero attivarsi e richiedere ILR il prima possibile, soprattutto se sono stati sponsorizzati per ruoli inferiori al RQF6 o abbiano fatto ricorso ai benefit.

Stesso discorso per figli e partner di questi lavoratori sponsorizzati, che seppure entrati grazie alla sponsorizzazione di un loro familiare migrante economico, potrebbero dover seguire un percorso autonomo, non potendo più “ereditare” la posizione, anche privilegiata, del loro partner/sponsor o genitore/sponsor.

Ci sono poi i titolari di pre-settled status: per loro resterebbe il requisito dei 5 anni di residenza continuativa per convertirlo in settled, senza ricadere nel sistema a punti, ma non è garantito che al momento di richiedere la cittadinanza continueranno a beneficiare di un percorso privilegiato.

Le implicazioni per i datori di lavoro

Oltre a creare incertezza per i lavoratori, l'aumento a standard di 10 anni del periodo di residenza necessario ad ottenere la ILR (o in alcuni casi a 15 anni o più) fa aumentare drasticamente i costi di recruitement per i datori di lavoro, se si pensa che i visti quinquennali già oggi costano circa 14.000 sterline (per gli sponsor di medie e grandi dimensioni). Inoltre, il periodo di tempo più lungo necessario per ottenere la residenza permanente lascerebbe i datori di lavoro e gli sponsor in una situazione di enorme incertezza. In ultima analisi, la riforma all’esame, oltre a fare aumentare costi ed incertezza, potrebbe avere come effetto anche la minore voglia di sponsorizzare manodopera straniera non già in possesso di settled status o altra forma di ILR.

Perché richiedere la cittadinanza quanto prima

E arriviamo così alla cittadinanza britannica: tra le proposte del governo c’è anche quella di riformare il modo in cui si ottiene, per adeguare i requisiti necessari a richiederla a quelli previsti per ottenere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato: in ultima analisi, da Earned Settlement ad Earned citizenship.

Ecco, dunque, che anche i tanti che già hanno il settled status farebbero bene ad attivarsi per tempo se vogliono diventare cittadini di Sua Maestà: non saranno toccati dalle riforme sulla residenza a tempo indeterminato guadagnata con il nuovo sistema a punti, ma potrebbero essere interessati dalle riforme sulla cittadinanza.

Sul punto non si hanno ancora elementi chiari, ma meglio non rischiare: la formulazione della proposta relativa alla cittadinanza “a punti” è vaga ed esiste la possibilità che, anche se si ha diritto all’ILR in base alle norme attuali, si possa comunque essere soggetti ai requisiti di un test a punti nella fase di richiesta della cittadinanza. Sembrerebbe che tutte le domande di naturalizzazione da parte di adulti ne saranno influenzate, e potrebbero esserci anche effetti indiretti sulle domande di registrazione della cittadinanza per alcuni bambini nei casi in cui la valutazione dell'idoneità includa quella sullo status di un genitore.

Quando entreranno in vigore le modifiche?

Il governo ha dichiarato che le proposte relative all'ottenimento della residenza e della cittadinanza saranno oggetto di consultazione; quella su ILR è già partita e ne sapremo l’esito a febbraio. Quella sulla cittadinanza non è ancora stata indetta, e comunque qualsiasi applicazione diretta di un test a punti per la cittadinanza richiederà un iter parlamentare; quindi, ci vorrà del tempo per l'attuazione. Al contrario, le modifiche relative all'ottenimento della residenza permanente possono essere apportate tramite più rapidi aggiornamenti delle norme sull'immigrazione. Ma le due modifiche procedono di pari passo, e se passa l’una si presume che venga modificata anche l’altra.

Pertanto, se siete idonei a richiedere la cittadinanza britannica ora, o avevate intenzione di farlo in futuro, meglio accelerare e attivarsi secondo le disposizioni attuali.

Articolo di Manuela Travaglini, Segretario Generale Delta, tratto dalla rubrica "Law and the City" di Repubblica