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La capacità di raffinazione italiana tra investitori esteri, asset domestici e golden power

La crisi dello Stretto di Hormuz riporta al centro un tema spesso rimasto in secondo piano nel dibattito energetico: la capacità di raffinazione. Occorre, infatti, poter ritrasformare il greggio in prodotti essenziali per l’economia quotidiana, dalla benzina al gasolio, fino al carburante per l’aviazione.

In Italia, questo passaggio della filiera energetica assume oggi un valore strategico crescente. Una parte rilevante della capacità nazionale di raffinazione è infatti controllata da investitori esteri: dopo le operazioni su Saras, ISAB e Italiana Petroli, la quota sotto controllo non italiano lambisce l’80%.

Il punto centrale non riguarda soltanto la proprietà societaria, ma anche il rapporto tra asset.  Industriale, territoriale e sicuritario. Raffinerie come ISAB, Saras o gli impianti legati a Italiana Petroli sono società di diritto italiano, radicate nel territorio e inserite nella geografia industriale del Paese. Tuttavia, il socio di controllo può essere straniero e, in condizioni ordinarie, questo comporta la possibilità di indirizzare strategie, investimenti, fornitori e governance.

È in questo spazio che si inserisce il Golden Power. Negli ultimi anni il governo italiano ha accompagnato alcune operazioni con prescrizioni specifiche, volte a tutelare asset considerati strategici. È accaduto per la vendita di ISAB da Lukoil a GOI Energy, per il passaggio di Saras a Vitol e per l’operazione relativa a Italiana Petroli e SOCAR.

Ne emerge un modello ibrido: l’investitore estero può acquisire il controllo, ma la gestione dell’infrastruttura deve convivere con vincoli pubblici legati alla sicurezza nazionale. In questo senso, la raffinazione diventa un esempio concreto di quelle “linee invisibili” che, nei tempi di crisi, separano la logica del mercato dalla tutela degli interessi strategici.

Il caso ISAB è particolarmente significativo. Dopo il passaggio del 2023 a GOI Energy, Ludoil ha annunciato il 13 maggio 2026 un accordo per acquisire una partecipazione nella raffineria di Priolo, con una prima fase relativa al 51% delle quote e una nuova procedura Golden Power. Se completata, l’operazione riporterebbe sotto guida italiana il più grande impianto di raffinazione del Paese.

La sicurezza energetica, dunque, si misura anche nella capacità industriale di trasformazione delle materie prime. In una fase segnata da tensioni geopolitiche, crisi delle rotte commerciali e ridefinizione delle catene del valore, la nazionalità degli asset torna a essere un elemento decisivo della politica industriale.

La pillola di Delta View di oggi è curata dall'Avv. Luca Picotti, esperto giuridico del Mef e membro dell'Osservatorio Golden Power