Torna alle news di Delta

Destini incrociati tra Roma e Ankara

Nel Mediterraneo sta prendendo forma un asse sempre più rilevante per gli equilibri economici e strategici europei. Nel corso del 2026, Italia e Turchia hanno accelerato un percorso di avvicinamento che coinvolge commercio, infrastrutture, energia, spazio e, soprattutto, industria della difesa.

Roma e Ankara non hanno interessi perfettamente coincidenti. Al contrario, negli ultimi anni si sono trovate spesso a competere negli stessi teatri, dalla Libia ai Balcani fino al Mediterraneo orientale. È proprio per questo che l’attuale convergenza assume un significato particolare: invece di eliminare la competizione, i due Paesi sembrano volerla incanalare all’interno di una relazione più strutturata, trasformando alcuni dossier potenzialmente conflittuali in spazi di cooperazione.

Una tendenza confermata anche dall’incontro tra Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdoğan a margine del vertice NATO di Ankara dello scorso luglio, quando i due leader hanno ribadito la volontà di rafforzare investimenti e scambi, con particolare attenzione a difesa e spazio, discutendo allo stesso tempo di Libia e sicurezza del fianco Sud dell’Alleanza Atlantica.

Un rapporto economico sempre più strutturato

La base dell’avvicinamento è innanzitutto economica. Nel 2024 l’interscambio aveva superato i 32 miliardi di dollari, spingendo Roma e Ankara a fissare un nuovo obiettivo di 40 miliardi di dollari nel medio periodo. L’Italia è oggi il primo partner commerciale mediterraneo della Turchia e uno dei principali a livello europeo.

I dati del 2026 confermano il peso della relazione. Tra gennaio e luglio Ankara ha esportato verso l’Italia beni per 8,35 miliardi di dollari, mentre le importazioni turche dall’Italia hanno raggiunto 8,8 miliardi: oltre 17 miliardi di dollari di interscambio in sette mesi, con flussi sostanzialmente equilibrati. Nello stesso periodo l’Italia è risultata il quarto mercato di destinazione dell’export turco e il quinto Paese fornitore della Turchia.

A dare ulteriore sostanza a questo rapporto è stato il business matching organizzato a giugno a Istanbul da SACE e dall’Ambasciata italiana, che ha riunito oltre quaranta imprese italiane e generato più di 200 incontri B2B. Ankara prevede, nel solo settore logistico, circa 200 miliardi di dollari di investimenti nel medio-lungo periodo, tra ferrovie, porti, aeroporti e corridoi di trasporto. Per le aziende italiane significa accedere a uno dei maggiori programmi infrastrutturali alle porte dell’Europa; per la Turchia, intercettare tecnologie, capitali e capacità industriali italiane.

La Libia come laboratorio della convergenza

Il dossier più delicato resta però la Libia, dove Italia e Turchia sono state per anni contemporaneamente partner e concorrenti.

Roma considera Tripoli essenziale per la sicurezza energetica, la gestione dei flussi migratori e la stabilità del Mediterraneo centrale. Ankara ha costruito negli ultimi anni una presenza militare, politica ed economica difficilmente reversibile. La novità del 2026 è che i due Paesi sembrano tentare sempre più spesso di coordinare questa presenza anziché contrapporla.

A maggio, Italia, Turchia, Libia e Qatar hanno definito a Roma i passi per la creazione di una sala operativa congiunta a Tripoli destinata a sostenere le autorità libiche nella gestione dei flussi migratori e nel contrasto alle reti di traffico. A luglio, Meloni ed Erdoğan sono tornati sul dossier, concordando sulla necessità di rafforzare ulteriormente la cooperazione.

Leonardo-Baykar

La joint venture LBA Systems, costituita da Leonardo e dalla turca Baykar con partecipazioni paritetiche al 50%, rappresenta forse la sintesi più concreta di questa convergenza. La società, con sede in Italia, punta a progettare, sviluppare e produrre sistemi aerei senza pilota di nuova generazione, combinando due competenze complementari: le piattaforme unmanned e la capacità produttiva maturata da Baykar con l’elettronica, i sensori, i payload, l’integrazione dei sistemi e le capacità di certificazione europea di Leonardo.

Nel giugno 2026 il Governo italiano ha autorizzato l’operazione attraverso il Golden Power, imponendo specifiche condizioni a tutela delle tecnologie strategiche e della loro destinazione internazionale. A luglio LBA Systems ha quindi annunciato la piena operatività.

A rendere il progetto ancora più significativo è il fatto che Baykar dispone ormai di una presenza industriale diretta in Italia dopo l’acquisizione di Piaggio Aerospace, completata nel giugno 2025. Il risultato è la progressiva formazione di un vero ecosistema aerospaziale italo-turco sul territorio italiano.

Leonardo e Baykar stimano in circa 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni il mercato europeo potenzialmente indirizzabile dei sistemi unmanned da combattimento, sorveglianza e deep strike.

LBA Systems rappresenta quindi il punto più avanzato di una relazione che si sta progressivamente spostando dal piano diplomatico a quello industriale. Se questa traiettoria continuerà, il dato più rilevante non sarà soltanto il rafforzamento politico dell’asse tra Roma e Ankara, ma la nascita di filiere comuni in settori destinati ad assorbire una quota crescente di capitali e investimenti europei: difesa, aerospazio, infrastrutture e tecnologie dual use.

È qui che la convergenza italo-turca assume una dimensione ulteriore. La combinazione tra capacità manifatturiera, accesso al mercato europeo, aumento della spesa per la difesa e sviluppo di piattaforme comuni può trasformare una partnership geopolitica in un ecosistema industriale con effetti di lungo periodo.

Articolo di Bernardo Mancini, giornalista