La Cina favorisce con trattati economici specifici e rapporti commerciali privilegiati molti Paesi africani. Tutti, o quasi. C’è infatti un piccolo Stato dell’Africa australe che continua a rappresentare un’eccezione diplomatica: Eswatini.Il Regno di Eswatini è l’unico Paese africano che mantiene relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan, rifiutando quindi di aderire pienamente alla linea della Repubblica Popolare Cinese sul principio dell’“unica Cina”. Una scelta che ha trasformato questo piccolo regno in un caso geopolitico molto più grande delle sue dimensioni.
Eswatini, fino al 2018 conosciuto come Swaziland, è un piccolo Paese senza sbocco sul mare situato nell’Africa meridionale. Confina quasi interamente con il Sudafrica e, a est, con il Mozambico. Secondo la Banca Mondiale, conta circa 1,3 milioni di abitanti ed è una piccola economia aperta, fortemente integrata con l’area sudafricana.La sua capitale amministrativa è Mbabane, mentre Lobamba è sede della monarchia e del Parlamento. Eswatini è una monarchia, guidata da Re Mswati III, salito al trono nel 1986. Il sistema politico del Paese conserva un forte legame tra istituzione monarchica, tradizione e strutture parlamentari, con un ruolo centrale attribuito al sovrano.
La storia moderna di Eswatini è legata alla popolazione swazi, insediatasi nell’area dell’Africa australe tra il XVIII e il XIX secolo. Nel 1902 il territorio divenne protettorato britannico e ottenne l’indipendenza nel 1968.Per decenni il Paese è stato conosciuto a livello internazionale come Swaziland. Nel 2018, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza, Re Mswati III annunciò il cambio del nome ufficiale in Regno di Eswatini, espressione che significa “terra degli Swazi”. La scelta aveva anche un valore simbolico: superare l’eredità coloniale del nome inglese e riaffermare l’identità nazionale.
Il punto centrale è questo: Eswatini è l’unico alleato diplomatico ufficiale di Taiwan in Africa.Taiwan mantiene oggi relazioni diplomatiche formali con un numero ristretto di Stati nel mondo. La maggior parte dei Paesi, compresi quasi tutti quelli africani, riconosce invece la Repubblica Popolare Cinese come unico governo legittimo della Cina.Eswatini ha scelto una strada diversa. I rapporti diplomatici tra Eswatini e Taiwan risalgono al 1968, anno dell’indipendenza del Paese, e sono rimasti stabili nel tempo. Il Ministero degli Esteri di Taiwan definisce Eswatini uno dei suoi alleati più solidi, sottolineando la cooperazione nei settori dello sviluppo, della sanità, dell’agricoltura, dell’energia e della formazione.
Per Taiwan, Eswatini rappresenta una prova di resistenza diplomatica: l’ultimo presidio africano in un continente dove Pechino ha costruito una rete profonda di rapporti economici, infrastrutturali e politici.Per la Cina, invece, Eswatini è un’anomalia. Non tanto per la sua forza economica o militare, quanto per il messaggio politico che trasmette: non tutti i Paesi africani hanno accettato la linea cinese su Taiwan.La pressione diplomatica si è vista anche nel 2026, quando Taiwan ha accusato Pechino di aver esercitato pressioni su alcuni Paesi africani affinché negassero il sorvolo a un viaggio presidenziale taiwanese diretto proprio in Eswatini. Secondo Reuters, il ministro degli Esteri taiwanese si è poi recato nel Paese come inviato speciale.
Le ragioni sono diverse. La prima è storica: il rapporto tra Eswatini e Taiwan nasce con l’indipendenza del Paese e si è consolidato in oltre cinquant’anni di cooperazione.La seconda è pratica: Taiwan ha investito nel tempo in progetti di sviluppo, assistenza tecnica, sanità, agricoltura e formazione. Per un Paese piccolo come Eswatini, questo tipo di cooperazione diretta ha un valore concreto.La terza è politica: mantenere il rapporto con Taiwan consente a Eswatini di preservare una posizione autonoma nel quadro africano, evitando di allinearsi completamente alla strategia diplomatica di Pechino.