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Aerospazio italiano, il nuovo asse strategico dell’export nazionale

Siamo a metà 2026 e il bilancio del settore aerospaziale italiano si scrive ancora guardando al 2025. Come accade ogni anno, infatti, le statistiche definitive sul commercio estero, quelle di Istat, ICE e SACE, vengono consolidate e pubblicate solo nei mesi successivi alla chiusura dell'anno di riferimento, mentre i dati del 2026 restano per ora parziali. È quindi sul 2025 che occorre concentrare l’analisi: l’anno che oggi offre il quadro più completo per misurare lo stato di salute dell’aerospazio italiano.

L'aerospazio si conferma una delle filiere più strategiche dell'industria italiana ad alta tecnologia, capace di coniugare ingegneria di precisione, ricerca e capacità produttiva con una proiezione sempre più marcata sui mercati internazionali. Secondo le prime stime di settore, l'export complessivo del 2025 avrebbe superato gli 8 miliardi di euro, con una crescita a doppia cifra sul 2024 e un saldo commerciale ampiamente positivo. Così l'Italia si conferma esportatore netto di tecnologie aerospaziali, un dato che pochi altri comparti del manifatturiero nazionale possono vantare con la stessa continuità.

I numeri ufficiali disponibili confermano la tendenza. L'Osservatorio Economico del Ministero degli Affari Esteri, su base dati Istat, segnalava già nei primi cinque mesi del 2025 un export in crescita del 20,1% su base annua, con un saldo commerciale superiore a 1,3 miliardi di euro nello stesso periodo. SACE, nel suo report di dicembre 2025 dedicato al comparto, ha rilevato un'accelerazione ancora più marcata tra gennaio e agosto, con l'export in aumento di quasi il 29% su base annua: un recupero netto dopo la flessione registrata nel 2024, anno in cui il settore aveva invece perso terreno nella classifica mondiale degli esportatori.

Dove vola l'export italiano

Le destinazioni dell'export aerospaziale italiano restano concentrate tra America, Europa e Asia, con gli Stati Uniti che si confermano il primo mercato di sbocco, seguiti da Canada, Regno Unito, Francia e Germania. Il 2025 ha segnato anche un riequilibrio verso i mercati extraeuropei, con l'Asia in forte recupero rispetto all'anno precedente, mentre l'Europa continentale ha mostrato una dinamica più debole.

Il mercato statunitense merita un capitolo a parte. Secondo i dati Trade Data Monitor elaborati da Agenzia ICE-Houston, nel 2025 le importazioni aerospaziali statunitensi dall'Italia sono salite del 7,94%, raggiungendo 1,71 miliardi di dollari, circa cinque volte la crescita media registrata dall'import complessivo USA nel settore. La quota di mercato italiana è così cresciuta al 4,05%, dal 3,30% del 2023, posizionando l'Italia come ottavo partner degli Stati Uniti nel comparto, in controtendenza rispetto alle contrazioni registrate da Francia, Regno Unito e Germania. A trainare la performance è soprattutto la componentistica per aeromobili ed elicotteri, che da sola vale oltre il 60% dell'export italiano verso gli USA e cresce di oltre il 23% sul 2024. Sul piano geografico interno, Virginia e Texas assorbono insieme più della metà dell'import aerospaziale statunitense dall'Italia, con la Virginia in forte espansione grazie a nuove commesse nella componentistica avanzata.

La spinta del governo e la nuova mappatura della filiera

Se il 2025 fornisce i numeri di chiusura, il 2026 è l'anno in cui questa crescita viene messa al centro dell'agenda politica. Il 9 giugno scorso il governo ha presentato gli Stati Generali dello Spazio, un programma di venti eventi nelle sedici regioni italiane sede dei distretti industriali aerospaziali, promosso da un Intergruppo parlamentare trasversale. Il ministro Adolfo Urso ha illustrato in quella occasione i numeri della strategia nazionale per l'economia dello spazio: tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera spaziale è cresciuto da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, gli addetti da 5,9 a 8,9 mila, l'export aerospaziale ha registrato un incremento del 23,3% rispetto al 2022 e gli investimenti diretti esteri sono aumentati del 37,1%. A sostegno di questa traiettoria, il governo ha destinato all'ecosistema aerospaziale 7,8 miliardi di euro al 2028 tra risorse nazionali ed europee, comprese quattro Space Factory realizzate con fondi PNRR in Piemonte, Lombardia, Lazio e Puglia.

A questo quadro si affianca la prima mappatura ufficiale della filiera, presentata il 27 aprile al Ministero delle Imprese e del Made in Italy da CTNA e Confindustria: il settore nel suo complesso, tra aeronautica e spazio, vale 21,4 miliardi di euro di fatturato e impiega oltre 54mila addetti, con una crescita dal 2021 del 63% nel comparto spazio e del 30% nell'aeronautica. La struttura industriale combina pochi grandi prime contractor con centinaia di piccole e medie imprese distribuite su solidi cluster regionali, da Piemonte e Lombardia a Lazio, Puglia, Campania, Veneto e Umbria, dove la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca alimenta un flusso costante di investimenti in ricerca e sviluppo.

Una proiezione anche geopolitica

La crescita dell'export si accompagna a un rafforzamento del ruolo internazionale dell'Italia nel settore: la presidenza di turno del Consiglio ministeriale dell'Agenzia Spaziale Europea fino al 2028, il contributo italiano alla definizione dello Space Act europeo e il consolidamento del rapporto strategico con la NASA, che vede l'Italia partecipare al programma Artemis con la realizzazione del modulo abitativo destinato alla presenza stabile degli astronauti sulla Luna.

In un contesto internazionale in cui spazio, difesa, sicurezza, telecomunicazioni e autonomia tecnologica sono sempre più intrecciati, la capacità dell’Italia di esportare tecnologie aerospaziali, attrarre investimenti e partecipare ai principali programmi internazionali assume un valore geopolitico evidente.

Nel complesso, i dati disponibili, pur con alcune differenze tra le diverse rilevazioni, a seconda del perimetro statistico considerato, disegnano un settore che cresce su più fronti contemporaneamente: volumi di export, quote di mercato nei paesi storicamente più competitivi, investimenti pubblici e privati, e peso politico nella definizione delle regole internazionali dello spazio. Ed è quindi in questa prospettica che l’aerospazio diventa uno dei terreni su cui si misura e si misurerà la capacità del Made in Italy di evolvere da eccellenza produttiva a leva di influenza tecnologica, industriale e diplomatica.

Articolo di Bernardo Mancini, giornalista.