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Sport femminile, la nuova frontiera degli investimenti globali

Nel 2026 i ricavi dello sport femminile professionistico dovrebbero raggiungere per la prima volta i 3 miliardi di dollari. Sponsorship, diritti televisivi e nuovi investimenti stanno trasformando il settore, mentre il divario tra Nord America ed Europa rivela quanto spazio di crescita rimanga ancora da occupare.

Dal potenziale a un mercato globale

Per anni il valore economico dello sport femminile è stato raccontato soprattutto in termini di potenziale. Pubblico in aumento, maggiore esposizione mediatica, nuovi sponsor e progressiva professionalizzazione lasciavano intravedere un mercato destinato a crescere, senza però raggiungere dimensioni tali da modificare gli equilibri dell’industria sportiva.

Secondo le ultime stime i ricavi globali dello sport femminile d’élite dovrebbero raggiungere almeno 3 miliardi di dollari, contro i 2,4 miliardi del 2025. Si tratta di una crescita del 25 per cento in un solo anno e di un aumento complessivo stimato del 340 per cento rispetto al 2022.

La dimensione assoluta resta molto inferiore a quella dello sport maschile, dove storia, diffusione e cultura hanno inevitabilmente un peso maggiore anche sul giro economico che vi ruota intorno. Tuttavia, lo sport femminile sta progressivamente passando da segmento sostenuto soprattutto da investimenti strategici e reputazionali a mercato capace di generare ricavi propri e attirare capitale.

Sponsorship, media e nuovi modelli commerciali

Il principale motore è oggi la componente commerciale. Sponsorizzazioni, partnership e merchandising dovrebbero rappresentare nel 2026 circa il 45 per cento dei ricavi complessivi, mentre i diritti televisivi peserebbero per il 25 per cento e i ricavi da stadio per il restante 30 per cento. In termini assoluti, le previsioni indicano 765 milioni di dollari dai broadcast e 911 milioni dal matchday.

Il dato sulle sponsorship è particolarmente significativo. SponsorUnited ha rilevato oltre 5.300 accordi commerciali nel 2025 tra WNBA, NWSL, WTA, LPGA e altre proprietà sportive femminili, con una crescita del 17,5 per cento su base annua, oltre tre volte e mezzo il ritmo registrato nelle leghe maschili considerate dall’analisi.

Le partnership incorporano sempre più contenuti digitali, social media, atlete trattate come brand individuali e attivazioni capaci di raggiungere pubblici differenti rispetto allo sport tradizionale. Lo sport femminile sta quindi costruendo un ecosistema commerciale sempre più autonomo e riconoscibile.

Nord America ed Europa viaggiano a velocità diverse

Il Nord America dovrebbe generare circa 1,64 miliardi di dollari nel 2026, pari al 54 per cento del mercato globale. L’Europa, pur rappresentando il secondo mercato mondiale, dovrebbe fermarsi a circa 434 milioni di dollari, appena il 14 per cento del totale.

Negli Stati Uniti lo sport femminile sta assumendo sempre più le caratteristiche di un vero asset di investimento. L’aumento delle valutazioni delle franchigie, l’espansione delle leghe e la crescita dei diritti media stanno attirando investitori alla ricerca di margini di crescita difficilmente replicabili nei mercati sportivi maschili già maturi. Nella NWSL, per esempio, le fee richieste per ottenere una nuova franchigia sono passate da circa 2 milioni di dollari a 165 milioni in cinque anni.

L’Europa dispone invece di un patrimonio sportivo e culturale enorme, soprattutto nel calcio, ma deve ancora trasformarlo completamente in valore commerciale.

Il calcio europeo accelera

I segnali sono comunque evidenti. UEFA Women's EURO 2025 in Svizzera ha venduto 657.291 biglietti, con 29 delle 31 partite sold out. Il torneo ha raggiunto 412 milioni di spettatori televisivi live nel mondo e ha generato circa 220 milioni di euro di attività economica per la Svizzera.

Ancora più indicativo per il mercato è l’aumento del 150 per cento dei ricavi da sponsorship rispetto all'Europeo del 2022, sostenuto da 21 partner commerciali, il numero più elevato mai raggiunto da una competizione UEFA.

Anche i club stanno cambiando dimensione. I quindici club femminili con i maggiori ricavi analizzati dalla Deloitte Football Money League hanno superato complessivamente 158 milioni di euro nella stagione 2024/25, con un incremento del 35 per cento in un anno. Arsenal Women ha raggiunto 25,6 milioni di euro, Chelsea Women 25,4 milioni e Barcellona 22 milioni.

A inizio agosto, esempio evidente dell'evoluzione,  il Barcellona ha acquistato la brasiliana Kerolin Nicoli dal Manchester City, con un'operazione indicata dalla stampa britannica in circa 1,5 milioni di euro. Il trasferimento ha stabilito un nuovo record per una cessione in uscita dalla Women's Super League, superando il precedente primato fissato dal passaggio di Olivia Smith dal Liverpool all'Arsenal.

La sfida della maturità

La concentrazione dei ricavi nelle organizzazioni più grandi rimane elevata, ma il fenomeno non riguarda solo il calcio: in molte discipline dello sport femminile d’élite una quota significativa delle entrate si concentra ancora in poche leghe e in pochi eventi di punta, mentre il resto del sistema fatica a raggiungere una piena sostenibilità economica. Molte strutture continuano inoltre a dipendere da federazioni, club o investitori legati allo sport maschile, e la capacità di monetizzare audience, merchandising e diritti media varia profondamente tra Paesi e discipline, riflettendo differenze storiche, infrastrutturali e di visibilità.

Il prossimo passaggio sarà quindi costruire organizzazioni sportive economicamente autonome, capaci di trasformare attenzione e partecipazione in contratti commerciali, media rights, hospitality, merchandising e valore per gli investitori. Questo significa non solo crescere nei grandi eventi internazionali, ma anche sviluppare calendari più solidi, rafforzare le leghe nazionali, investire nella distribuzione digitale e creare ecosistemi commerciali coerenti lungo tutto l’anno. Solo così lo sport femminile potrà ridurre la dipendenza da modelli ibridi e consolidarsi come un settore maturo, capace di generare valore in modo strutturale e non episodico.

Brand, tecnologia, servizi finanziari, turismo, media e retail possono trovare nello sport femminile un canale per raggiungere nuovi pubblici e rafforzare il proprio posizionamento sui mercati internazionali.

I 3 miliardi di dollari previsti per il 2026 rappresentano così più una soglia che un traguardo. La vera partita sarà capire chi riuscirà a trasformare questa crescita in un mercato globale stabile e duraturo.

Articolo di Bernardo Mancini, giornalista