Nel 2026, le criticità legate alla governance hanno superato le preoccupazioni ambientali, diventando il principale rischio reputazionale ESG per le imprese. È uno dei dati più significativi emersi dall’ultima indagine Corporate Affairs di GlobeScan, condotta tra febbraio e aprile 2026 su un campione di quasi 300 leader aziendali a livello globale.
L’indagine ha chiesto ai partecipanti di classificare i tre pilastri ESG — ambientale, sociale e governance — in base al livello di rischio reputazionale che ciascuno rappresenta per la propria organizzazione. I risultati mostrano un cambio di prospettiva netto nella percezione del rischio aziendale. La governance si colloca oggi al primo posto, indicata dal 45% degli intervistati come il principale rischio reputazionale ESG. Seguono le questioni ambientali, con il 27%, mentre la dimensione sociale rimane la componente meno segnalata.
Questo spostamento merita attenzione, perché non significa necessariamente che le sfide ambientali o sociali siano diventate meno importanti. Indica piuttosto che le imprese potrebbero percepire questi ambiti come più maturi, più conosciuti o più gestibili nel breve periodo. Strategie ambientali, reporting climatico, obiettivi di decarbonizzazione e impegni di sostenibilità sono ormai entrati stabilmente nell’agenda aziendale. Anche le tematiche sociali, pur restando profondamente rilevanti, possono essere percepite come meno immediate sotto il profilo del rischio reputazionale.
La governance, al contrario, appare oggi più esposta. La sua crescita come principale rischio reputazionale ESG può essere spiegata da una serie di pressioni convergenti. I quadri regolatori diventano sempre più esigenti. Gli stakeholder chiedono maggiore trasparenza. Gli investitori osservano con crescente attenzione responsabilità, efficacia degli organi di governo, presidio dei rischi e condotta etica. Allo stesso tempo, le imprese operano in un contesto segnato da volatilità geopolitica, accelerazione tecnologica, intelligenza artificiale, rischi legati ai dati e crescente sfiducia pubblica verso le istituzioni.
In questo scenario, la governance non è più una questione tecnica o interna. È diventata un indicatore visibile della credibilità aziendale.
Il divario di governance emerso negli ultimi anni non riguarda soltanto regole deboli o procedure di compliance insufficienti. Riguarda soprattutto la distanza tra ciò che le aziende dichiarano e ciò che sono realmente in grado di controllare. Molte organizzazioni hanno costruito narrazioni ESG ambiziose, ma i loro sistemi interni di governance non sempre si sono evoluti con la stessa velocità. Questo genera una vulnerabilità reputazionale: quando i meccanismi di controllo, gli standard etici o le strutture di responsabilità risultano poco chiari, la fiducia degli stakeholder può deteriorarsi rapidamente.
L’intelligenza artificiale rende questa dinamica ancora più urgente. Man mano che le aziende integrano l’AI nei processi decisionali, nelle operations, nella compliance, nel marketing, nelle risorse umane e nella gestione del rischio, la governance deve diventare più dinamica. Principi etici, trasparenza e conformità normativa non possono restare impegni astratti. Devono tradursi in processi misurabili, responsabilità definite e sistemi di monitoraggio continuo.
È qui che la governance diventa strategica.
Un modello di governance resiliente non è semplicemente un insieme di regole. È un sistema adattivo che consente all’impresa di prendere decisioni responsabili, individuare tempestivamente i rischi, rispondere ai cambiamenti regolatori e mantenere la fiducia degli stakeholder. Una buona governance garantisce quei contrappesi necessari a proteggere accountability, trasparenza e comportamento etico. Assicura che l’innovazione non proceda più velocemente della responsabilità.
Per le imprese, l’indicazione è chiara: la governance deve essere strutturata, verificata e aggiornata in modo continuo. Non può essere trattata come un impianto statico, definito una volta e rivisto solo occasionalmente. Il modello di governance deve evolvere insieme all’ambiente esterno, al cambiamento tecnologico e alle aspettative degli stakeholder.
Questo significa rafforzare il presidio degli organi di governo, chiarire le responsabilità decisionali, migliorare i controlli interni e integrare la compliance nelle attività quotidiane. Significa anche utilizzare dati e tecnologie in modo più intelligente. Strumenti di compliance basati sull’intelligenza artificiale, controlli automatizzati, monitoraggio in tempo reale e dashboard integrate di gestione del rischio possono aiutare le imprese a individuare le vulnerabilità prima che si trasformino in crisi reputazionali.
Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. La sfida più profonda è culturale. La governance diventa realmente efficace solo quando la responsabilità è incorporata in tutta l’organizzazione. La condotta etica deve essere collegata ai comportamenti della leadership, ai sistemi di incentivo, agli obiettivi di rischio e alla valutazione delle performance. Le imprese dovrebbero considerare sempre più seriamente l’opportunità di legare la remunerazione del management non solo ai risultati finanziari, ma anche a obiettivi chiari di governance, etica e gestione del rischio.
I risultati di GlobeScan indicano quindi una trasformazione più ampia. L’ESG sta entrando in una nuova fase. La prima è stata dominata soprattutto dagli impegni ambientali e dal reporting di sostenibilità. La fase successiva potrebbe essere definita dalla qualità della governance: dalla capacità delle imprese di dimostrare che le loro promesse sono sostenute da strutture credibili, leadership responsabile e processi decisionali trasparenti.
Questo non riduce l’importanza delle questioni ambientali e sociali. Al contrario, la rafforza. Senza una governance solida, gli impegni ambientali rischiano di diventare fragili. Senza una governance solida, la responsabilità sociale rischia di rimanere retorica. La governance è l’architettura che rende credibili gli altri pilastri ESG.
Il messaggio per le imprese è diretto: la reputazione dipenderà sempre più non solo da ciò che dichiarano in materia di sostenibilità, ma dal modo in cui governano la complessità.
In un mondo emergente segnato da intelligenza artificiale, pressione regolatoria, attivismo degli stakeholder e incertezza etica, la governance sta diventando il vero stress test della resilienza aziendale. Le imprese che comprenderanno questo passaggio non tratteranno la governance come una funzione difensiva. La considereranno una capacità strategica: uno strumento per costruire fiducia, proteggere la reputazione e mantenere accountability in un mercato in cui la trasparenza non è più opzionale.
La governance non è più il pilastro silenzioso dell’ESG. Sta diventando il criterio attraverso cui sarà giudicata la credibilità dell’intera agenda ESG.
Articolo di Carlos Lougorou, Sustainability Advisor Delta
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