La combinazione di intelligenza artificiale e droni sta scardinando i fondamenti dello Stato moderno, ridefinendo il sistema internazionale westfaliano in modi che potrebbero trasformare radicalmente il rapporto tra potere, territorio e sovranità. Una recente analisi del professor Stephen Sims su The New Atlantis ha delineato una prospettiva inquietante: la profondità territoriale, che per secoli ha protetto le nazioni dalle minacce esterne, si sta trasformando da vantaggio strategico in vulnerabilità sistemica.
Gli eventi del giugno 2025 hanno segnato una svolta simbolica paragonabile allo Sputnik. Il 13 giugno, Israele ha neutralizzato le difese aeree iraniane utilizzando sciami di droni esplosivi lanciati da territorio nemico, guidati da algoritmi addestrati su enormi masse di dati per identificare e colpire autonomamente radar e postazioni missilistiche. Pochi giorni prima, l'Ucraina aveva introdotto di nascosto droni fino in Siberia, addestrati su fotografie di bombardieri Tu-95 dismessi per riconoscere punti deboli strutturali e attaccare con precisione letale. Militarmente modesti, questi attacchi hanno dimostrato una realtà inedita: la guerra si sta drenando del contatto umano diretto, affidandosi a sistemi autonomi che rendono irrilevante la distanza geografica.
Questa trasformazione mina alla radice il monopolio statale sulla violenza legittima, fondamento della sovranità westfaliana. Clausewitz osservava che l'attacco si indeboliva penetrando in profondità nel territorio nemico, come dimostrarono le campagne napoleoniche in Russia. Oggi questa logica crolla: droni economici e autonomi permettono a pochi individui motivati di colpire infrastrutture critali—centrali elettriche, hub di trasporto, basi militari—senza occupazione territoriale e senza esposizione al rischio. Civili inconsapevoli possono trasportare container armati attraverso confini, attivati remotamente per attacchi coordinati. Il terrorismo, storicamente episodico e caotico, rischia di diventare una caratteristica strutturale del sistema internazionale, erodendo la capacità degli Stati di garantire protezione fisica alla popolazione, premessa fondamentale della loro legittimità.
Le conseguenze saranno asimmetriche. Nelle regioni fragili—Yemen, Pakistan, ampie zone dell'Africa e del Medio Oriente—questa tecnologia accelererà la frammentazione politica. Stati formalmente sovrani non riusciranno più a garantire sicurezza né ordine, creando "zone grigie" dove il potere pubblico arretra e attori privati riempiono il vuoto. Warlord tecnologicamente sofisticati, corporation oligarchiche o milizie finanziate da grandi potenze gestiranno territori con droni AI e supporto popolare locale, sul modello della Hudson's Bay Company che governò per conto della Corona britannica vasti territori nordamericani tra XVIII e XIX secolo, amministrando giustizia, milizie e trattati con tribù indigene. Emergerà un patchwork di zone contestate dove la sovranità deriva dal controllo de facto, non dall'autorità costituzionale.
Il nucleo del sistema westfaliano—Europa, Nord America, Russia, Asia orientale—reagirà diversamente. Questi Stati possiedono capacità tecnologica e istituzionale per adattarsi, ma il prezzo sarà una trasformazione profonda della vita civile. La sopravvivenza richiederà sorveglianza AI pervasiva per intercettare minacce prima che cristallizzino: algoritmi scannerizzeranno comunicazioni, abitudini di lettura, pattern di malcontento; ogni individuo sarà registrato, profilato, monitorato. I confini saranno rafforzati fisicamente e digitalmente. Le forze armate integreranno AI non solo per deterrenza esterna, ma per polizia interna. Il sistema westfaliano si contrarrebbe, restringendosi a pochi centri di potere stabili circondati da periferie caotiche, replicando la geografia politica del XIX secolo.
Questo nuovo Leviatano tecnologico troverà giustificazione nel pensiero liberale fondazionale. Hobbes non valorizzava la libertà in sé, ma la libertà nata dalla pace imposta dallo Stato. Senza applicazione ferma della legge, la società precipita nella "condizione naturale dell'umanità: solitaria, povera, sgradevole, brutale e breve". La prosperità delle economie liberali non deriva spontaneamente dalla libertà, ma dallo Stato potente che garantisce ordine. Preservare la democrazia liberale nell'era dell'AI potrebbe richiedere, paradossalmente, un aumento del potere di polizia: per difendersi da minacce AI, gli Stati dovranno impiegare AI.
Tuttavia, questa prospettiva porta un pericolo diverso: la disumanizzazione attraverso sorveglianza capillare, sistemi di credito sociale, restrizioni alle libertà personali. Diritti consuetudinari—libertà di parola, religione, associazione privata—subiranno tensioni crescenti, apparendo a liberali e libertari come collasso della democrazia costituzionale in uno Stato di polizia tecnologico. La sicurezza rischia di costare ciò che rende degna la vita umana: la capacità di pensare liberamente, di dissentire, di preservare sfere private inviolabili.
Un parallelo storico illumina la questione: la stampa diffuse alfabetizzazione e frammentò l'unità religiosa europea, alimentando Riforma protestante e nazionalismi. La Guerra dei Trent'anni sfociò nel Trattato di Westfalia (1648), che stabilì l'ordine basato su Stati sovrani territoriali. Paradossalmente, mentre la cristianità si frammentava, la Chiesa cattolica si centralizzò, professionalizzò ed espanse globalmente. Analogamente, mentre l'AI-droni diffonde capacità di violenza sofisticata minacciando il monopolio statale, gli Stati che sopravviveranno si reinventeranno attraverso centralizzazione e controllo tecnologico.
La domanda fondamentale rimane aperta: quando qualcosa di essenziale alla dignità umana sarà sacrificato alle esigenze del Leviatano AI, potremo ancora dire che chi vive entro i confini dell'ordine internazionale stia meglio di chi vive nella periferia senza legge? La trasformazione in corso impone di pensare con cura alla sua guida, bilanciando sicurezza e libertà in un'epoca dove la tecnologia ridefinisce i termini stessi del contratto sociale.
L'editoriale del Prof. Lorenzo Castellani, Track Researcher Assistant Professor LUISS Guido Carli