Jamie Dimon (classe 1956) è CEO di JPMorgan Chase, la più grande banca statunitense, ruolo che ricopre stabilmente da metà anni 2000.
È considerato uno dei manager più longevi e influenti della finanza globale, capace di guidare la banca attraverso crisi sistemiche, scandali regolamentari e cambi di paradigma nei mercati.
Nel 2008, mentre molte banche affondavano, JPMorgan fu tra le poche a uscire rafforzata, anche grazie all’acquisizione “salvataggio” di Bear Stearns e Washington Mutual.
Da allora Dimon è visto come una sorta di “termometro” del rischio: quando alza il tono dell’allarme, gli operatori tendono a prenderlo molto sul serio.
Nelle sue ultime uscite pubbliche, Dimon ha spiegato di vedere nel contesto attuale inquietanti somiglianze con gli anni che hanno preceduto la grande crisi finanziaria: 2005, 2006, 2007.
All’epoca, la marea di liquidità e la corsa al credito facile sollevavano “tutte le barche”: tutti guadagnavano, tutti facevano leva, molti sottovalutavano i rischi nascosti dietro prodotti complessi e mutui di bassa qualità.
Oggi, secondo Dimon, lo schema psicologico è simile: prezzi degli asset ai massimi, volumi elevati, percezione diffusa che “non ci saranno problemi” e che il ciclo positivo possa durare quasi all’infinito.
Lui però insiste su un punto: i cicli economici cambiano sempre direzione; quando succede, l’ondata di insolvenze colpisce creditori e settori che pochi si aspettano.
Per questo afferma di avere “l’ansia alta” e di non sentirsi affatto rassicurato dal fatto che gli asset siano così cari: al contrario, lo interpreta come un aumento del rischio.
La preoccupazione nasce da tre fattori principali:
Track record
Dimon non è un commentatore qualsiasi, ma uno dei pochi leader bancari che ha attraversato la crisi del 2008 uscendo relativamente vincitore.
Se lui vede paralleli con quel periodo, molti investitori interpretano il segnale come un “early warning” credibile, non come semplice pessimismo.
Ciclo del credito e “sorprese”
Dimon ricorda che in ogni ciclo del credito c’è sempre una sorpresa: non è mai del tutto evidente quale settore sarà il più colpito.
Nel 2008 pochi immaginavano che il contagio sarebbe stato così devastante e che segmenti considerati relativamente solidi avrebbero subito perdite enormi.
Oggi avverte che lo shock potrebbe arrivare da aree inattese, inclusi segmenti tecnologici e software messi sotto pressione dall’intelligenza artificiale e dai cambiamenti nei modelli di business.
Comportamenti di rischio che si ripetono
Pur dichiarando che JPMorgan non è disposta a fare “prestiti stupidi” solo per aumentare gli utili, Dimon dice di vedere altri operatori comportarsi esattamente così.
Questo suggerisce che, come prima del 2008, una parte del sistema sta di nuovo accumulando rischi opachi pur di inseguire rendimento, rimandando il conto al futuro.